LA LEGGE è UGUALE PER TUTTI AD ESCLUSIONE CHE PER LA CLASSE POLITICA : lodo ministri salva Matteoli

Il reato di cui è accusato l’ex ministro dell’Ambiente Altero Matteoli, oggi alle Infrastrutture e ai Traporti – e cioè matteoli_a.jpgdi aver avvertito l’allora prefetto di Livorno, Vincenzo Gallitto, di un’inchiesta a suo carico per abusi edilizi – è di fatto un «reato ministeriale»: lo ha stabilito, con un voto a sorpresa prima dei lavori dell’Aula, la Giunta per le Autorizzazioni della Camera.

Un voto che dall’opposizione è stato definito «un vero e proprio blitz» della maggioranza. La Giunta, infatti, non solo entra nel merito della vicenda definendo il tipo di reato («compito che per la legge costituzionale sarebbe dovuto spettare alla magistratura», osserva il capogruppo del Pd in commissione Giustizia Donatella Ferranti), ma se la prende con le toghe di Livorno dicendo che da parte loro c’è stato nei confronti di Matteoli del fumus persecutionis.
Si conclude così una vicenda che per molti versi è analoga a quella che ha visto protagonista al Senato l’ex Guardasigilli Roberto Castelli. E che tante polemiche ha sollevato tra i poli.
La vicenda è piuttosto complessa da un punto di vista tecnico e procedurale e comincia di fatto nel 2005, quando il Tribunale dei ministri di Firenze dichiara la sua incompetenza a pronunciarsi sul caso Matteoli.
Gli atti così vengono trasmessi direttamente all’autorità giudiziaria ordinaria, cioè il Tribunale di Livorno. Ma la Camera solleva conflitto di attribuzione davanti alla Consulta sostenendo che il Tribunale speciale non avrebbe dovuto investire direttamente della questione la magistratura ordinaria, bensì sarebbe dovuto passare prima per la Giunta per le Autorizzazioni, informandola della sua decisione.
E la Consulta si pronuncia, stabilendo (nelle motivazioni della sua sentenza depositate venerdì scorso) che il Tribunale dei ministri avrebbe dovuto trasmettere gli atti al procuratore generale e che questo, a sua volta, avrebbe dovuto investire della questione la Giunta. Procedura che si è ancora in tempo per realizzare.
La maggioranza però, sottolinea il capogruppo dell’Idv in Giunta Federico Palomba, non aspetta che si realizzi questo passaggio decidendo «di decidere da sola». Si stabiliscono così due principi: il primo, che il reato di cui è accusato Matteoli (favoreggiamento) è un reato ministeriale; il secondo, che alla magistratura viene negata l’autorizzazione a processare l’esponente del Pdl.
E questo, incalza Donatella Ferranti, «prima che da parte della magistratura sia arrivata una qualsiasi richiesta in questo senso». La pronuncia di oggi della Giunta, infatti, osserva il presidente Pierluigi Castagnetti, «è priva di ogni efficacia. Ha semplicemente un valore politico».
Non è possibile, incalza Palomba, che si decida su una richiesta «che non è mai arrivata». La verità, sospettano nel centrosinistra, è che il fatto che si siano ripetuti a così breve distanza sia il caso Matteoli, sia quello che ha visto come protagonista a Palazzo Madama il viceministro Roberto Castelli, dimostra che c’è da parte di Lega e Pdl l’intenzione precisa di impedire alla magistratura di indagare sui ministri.
«Con questi due casi – osserva Ferranti – si sono creati due pericolosi precedenti». Prima di tutto perché in tutte e due le situazioni la Giunta è stata «attivata direttamente dal diretto interessato e non dai magistrati» come dovrebbe avvenire per legge. Secondo, se è direttamente la giunta che potrà entrare nel merito sul fatto che un reato sia o meno ministeriale, nessuna toga potrà più indagare.
«Sarà stoppata prima che possa compiere qualsiasi atto – si osserva nel Pd. Sia alla Camera sia al Senato erano stati i presidenti Gianfranco Fini e Renato Schifani a chiedere alle Giunte che si pronunciassero comunque anche se sollecitate solo dalla lettera di un singolo parlamentare e non dalla magistratura. Al momento del voto, in Giunta sono stati in due ad uscire: Donatella Ferranti per protesta contro quello che dichiara «un abuso senza efficacia formale» almeno per quanto riguarda il no all’autorizzazione, e Giuseppe Consolo, legale di Matteoli, lo stesso che presentò alla Camera una proposta di legge proprio per stabilire che fosse sempre il Parlamento a dire la sua nel merito del reato.
«Sono il suo avvocato – si giustifica – e non è giusto che voti». La relazione di Maurizio Paniz sul caso Matteoli, che in realtà si trascina da ben tre legislature, è così passata con otto voti a favore e sei contrari. E senza il voto di Castagnetti.

Per Antonio Di Pietro, presidente dell’Italia dei valori, «con un indecente colpo di mano la Giunta per le autorizzazioni ha scippato alla giustizia ordinaria e alle regole costituzionali un pezzo da novanta della sua casta: il ministro Matteoli». Gli fa eco anche Donatella Ferranti: «È un atto illegittimo. Spero che il presidente della Camera valuti attentamente la gravità e le possibili conseguenze, anche di violazione dei regolamenti parlamentari di quanto accaduto».

Insomma la Camera non solo si è sostituita alla giustizia, ma addirittura si è pronunciata prima che da parte dei magistrati arrivasse una richiesta in tal senso. Ma evidentemente Matteoli aveva fretta di andare in vacanza.

LA LEGGE è UGUALE PER TUTTI AD ESCLUSIONE CHE PER LA CLASSE POLITICA : lodo ministri salva Matteoliultima modifica: 2009-07-29T13:28:00+00:00da milionidieuro
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